Da quando se ne ha memoria, l’uomo è assetato di conoscenza, questo desiderio mai sopito, questa sua spinta a voler conoscere cosa lo circonda, ha portato gli uomini di ogni tempo ad allargare sempre di più i propri orizzonti.

Sono dell’antichità le grandi spedizioni alla ricerca di nuove terre e nuovi regni da conquistare, spedizioni terrestri, ma soprattutto via mare. Popoli di coraggiosi navigatori, fin dalla remota antichità, si spinsero fino ai confini del mondo conosciuto, per appagare la loro sete di conoscenza e di potere.

Pensiamo agli abili Fenici maestri della navigazione, ai misteriosi popoli del mare, figli si pensa, della potente isola di Poseidone distrutta dagli Dei, agli intrepidi Vichinghi che sfidarono gli oceani con i loro Drakkar e non ultimi ai Portoghesi, in particolare ai coraggiosi Cavalieri di Cristo che con le loro Caravelle solcando gli oceani aprirono il mondo all’era moderna.

Oggi l’uomo ha esplorato ogni regione remota della terra, ha scalato le cime più alte del mondo ed ha solcato i mari in lungo e largo, eppure la sua sete di conoscenza non si è spenta, il suo desiderio di conoscere sembra aumentato, così se pur consapevole che molti misteri rimangono da svelare sulla terra, l’uomo ha alzato gli occhi al cielo, non come un tempo, in sottomessa adorazione, ma con lo stesso sguardo con cui aveva scrutato l’orizzonte marino.

Le nuove acque da solcare non sono più quelle terrestri, ma quelle celesti. Le antiche navi sono state sostituite da grandi vascelli per viaggi spaziali e la navigazione dell’universo ha avuto inizio proprio nel nostro secolo.

Una continua ricerca

Ma che cosa spinge l’uomo a questa infinita ricerca? Il desiderio, la conquista, il potere tutto è comprensibile, eppure ci dovremmo chiedere perché, quando questo desiderio si realizza, l’uomo non ne rimane animalescamente soddisfatto? L’uomo sente dentro di se che c’è qualcosa che gli manca, qualcosa che gli sfugge, qualcosa che non riesce a vedere con chiarezza.

Eppure questo qualcosa di indefinito assume specialmente in certi momenti della nostra vita una valore assoluto. Non so se vi è mai capitato di sentire come una nostalgia, un desiderio, per qualcosa, per un luogo dove non siete mai stati eppure sapete che c’è, che esiste.

Per l’uomo di un tempo ogni cosa esistente che si poteva vedere e toccare non era che il simbolo materiale di una realtà spirituale. Infatti gli antichi credevano il Cosmo creato da Dio ad immagine di Dio stesso e tutta la creazione non erano che un immagine di questo Uomo gigantesco ed Universale.

Quindi l’uomo si credeva parte integrante di un universo vivente regolato dalle leggi Divine, era il così detto concetto di Monade. Ecco perché, per l’uomo di un tempo, ogni gesto quotidiano aveva un carattere di ritualità ed ecco perché, dalla più remota antichità sono sopravvissuti, arrivando fino a noi, non le case, né le opere pubbliche dei nostri antenati, ma quasi esclusivamente i Templi, le tombe, i luoghi sacri più in generale, veri libri di pietra dove gli antichi sacerdoti avevano custodito i segreti della loro scienza tradizionale.

L’uomo per favorire o contrastare il destino, a cui esseri spirituali di inaudita potenza lo costringevano, aveva bisogno di vivere ritualmente ogni suo gesto quotidiano, affinché armonizzato alla volontà di Dio, potesse trionfare sulle avversità, sfuggendo ad uno sfortunato destino.

Il Mare e le acque

Adesso provate a considerare questi due aspetti di cui vi ho parlato: l’idea della ricerca della conoscenza che spinge l’uomo da sempre a superarsi e la concezione di un universo vivente, simbolo fisico di un mondo spirituale. Immaginate che valore religioso importantissimo assumeva il mare e la navigazione nell’antichità per questi popoli.

Il mare è il luogo ignoto, fonte di vita per i popoli che vivevano sulle coste aride e sassose, ma la sua potenza mostrava anche un potere mortale per chi vi si avventurava senza solide conoscenze e senza un solido naviglio, ma soprattutto, essendo il mare la manifestazione visibile di una potenza invisibile, era necessario al marinaio partire con il favore e la protezione degli dei.

D’altronde le acque rivestono in tutte le tradizioni un ruolo importantissimo nella creazione del mondo da parte della divinità, da qui una serie di usi rituali che con il perdersi dell’originale significato, divennero superstizione. Si dice che la superstizione nacque con il primo marinaio ed è comprensibile questa attenzione del marinaio per tutto quello che gli accadeva, infondo doveva affrontare il potente e misterioso mare pieno di demoni mostruosi e di misteri insondabili.

Il più antico popolo di navigatori di cui si ha traccia archeologica la incontriamo in quei luoghi dove il Tigri e l’Eufrate sfociano nel mare, nell’antica Mesopotamia, quel mare sarà chiamato dagli antichi Sumeri Nar Marratum. Da quell’antico popolo nascerà la splendida Babilonia ed il magnifico impero Assiro. Questi popoli avevano grandi conoscenze navali e già dal 3000 a.c. avevano rapporti commerciali con l’India. Il codice navale di Hammurabi del 2000 circa a.c. è una prova delle loro vaste conoscenze tecniche.

Nella cultura e nella religione Mesopotamica il mare avrà sempre grandissima importanza, secondo la cosmogonia di questo popolo in principio quando nulla era stato creato, esisteva soltanto Apsu, “il Calmo”, l’Oceano Cosmico ed il principio maschile, e Mummu chiamata la “ribollente” il caos marino, il principio femminile. Quando i due elementi si unirono iniziò la creazione. La prima coppia divina ad essere generata fu Ansar e Kisar, il cielo e la terra, e dalla loro generazione venne tutta la creazione. E’ interessante notare similitudini tra questa visione cosmogonica della creazione con molte altre dottrine religiose anche lontanissime a testimonianza di un comune patrimonio sapienziale riservato ai soli sacerdoti.

Ea, il Pesce

È anche interessante notare come le iniziali dei due Dei Ansar e Kisar formano la parola “Anki“. In Egitto la Anki o Ankh è simbolo della Vita divina. Da questi due Dei primordiali nascerà il figlio, il divino Sovrano delle acque primordiali, signore del creato e creatore della stirpe umana; Ea, Dio venerato quale Re dell’Universo da Assiri, Babilonesi e Sumeri.

Ea signore del mare e dei “pescatori” durante il diluvio universale costruirà per il giusto Sitnapistim un’Arca indistruttibile dalla furia degli elementi in cui traghetterà la sapienza e la stirpe umana verso la nuova terra bonificata dal diluvio. Ea è anche signore della conoscenza e della Sapienza, era rappresentato come un uomo Pesce “Oannes” forma grecizzata del termine Ea-ghanna, che vuol dire “Ea il pesce“, che sorgendo ogni giorno dalle acque, insegnava agli uomini la scienza segreta capace di salvarli dall’influenza e dal potere dei demoni malvagi, inoltre li istruiva sui riti sacri necessari a fondare Templi e Città. In suo onore gli antichi navigatori del Golfo Persico mettevano in mare una piccola barca d’Oro oppure un Pesce d’Oro simbolo dello stesso Dio. Infatti Ea era anche il Dio che con la sua nave solare era capace di traghettare uomini e Dei verso Oriente là dove nasce il Sole di Vita.

Nella tradizione indiana troviamo una somiglianza impressionante tra lo Oannes mesopotamico e la mitica figura del Maestro Yogi Mastyendra il “pesce fatto uomo”. Secondo un’antica leggenda indù Shiva si recò a meditare in una grotta sull’oceano per non essere disturbato e li insegnò alla sua compagna la divina sposa Paravati i segreti delle tecniche yoga. Un pesce si accostò per ascoltare l’insegnamento divino trasformandosi in un uomo. Quest’uomo fu chiamato appunto Mastyendra e divenne il primo grande Hata Yogi. Questi nel segreto silenzio iniziatico insegnò ai suoi discepoli la dottrina magica appresa dalle stesse labbra di Shiva. Questa dottrina fu trasmessa nel segreto da maestro a maestro.

La Nave Solare

Anche in Egitto le acque, il mare e la navigazione avevano profondi significati cosmologici e religiosi, basti pensare alla Barca Solare di Ra. La barca solare del Dio Sole attraversava le acque del Cielo in 12 ore diurne dall’Oriente all’Occidente e 12 notturne da Occidente ad Oriente. Queste 12 + 12 ore insieme formavano Maaty il principio dell’ordine cosmico.

Nel 1954 vicino la Piramide di Cheope gli archeologi trovarono una Barca solare enorme ed antichissima, oggi si trova al museo del Cairo. Questa serviva a compiere delle cerimonie sacre legate ai misteri di morte e resurrezione del Sole. Grazie al deserto e alle particolari condizioni climatiche la barca solare di Cheope è giunta perfettamente integra fino ai nostri giorni.

Il pilota di questa nave divina era sempre l’incarnazione del Dio solare, l’Eterno Avatar, portatore della scienza della costruzione della Nave tempio e traghettatore dell’umanità verso il regno dei cieli. D’altronde nella stessa religione Indù l’Eterno, l’Avatar Visnu, si presenta sotto forma del Pesce Matsya per salvare l’umanità dal diluvio e traghettarla in una nuova terra. Nelle isole cicladi e soprattutto nella bellissima isola di Thera oggi conosciuta come Santorini, esistono tracce antichissime della pratica della marineria e di culti magico-religiosi legati al mare.

L’Anello di Minosse

Questa eredità tecnica e spirituale lascia perplessi i moderni archeologi e storici, ma mette tutti d’accordo nell’idea che questo patrimonio sapienziale abbia favorito la nascita e l’ascesa della civiltà Minoica. Il Re Minosse legato alla legenda del labirinto e del suo Minotauro, secondo il mito possedeva un anello d’oro donato a sua moglie da Poseidone, che gli permetteva di essere invincibile per mare. Questo anello gli sarà portato via da Teseo dopo la sconfitta del Minotauro. Infatti al declino dell’impero Minoico seguirà il sorgere e l’ascesa della civiltà Greco-Micenea.

Questi miti hanno fatto supporre che il regno miceneo potesse essere l’erede di ciò che restava del popolo dell’Isola di Poseidone, che in piccolo numero trovò scampo presso la stessa Santorini salvandosi dalle acque dopo la sommersione di questa famosa isola. L’isola di Poseidone, era ciò che restava del misterioso continente Atlantideo. L’anello del resto ha un profondo significato simbolico e rituale, è il portatore del sigillo, quindi è l’oggetto che serve a suggellare un atto o un contratto che testimonia la volontà di chi lo porta, ed anche il potere di esercitare la propria volontà. Il Re riceveva un anello al momento dell’incoronazione che portava il sigillo della sua casata e ne testimoniava il potere.

Secondo una leggenda, il Prete Gianni donò a Temugin, meglio noto come Gengis Khan, un anello d’oro simbolo del potere solare che questi era chiamato ad esercitare sul mondo. Anche Salomone nelle leggende medioevali era indicato come il possessore di un anello d’oro che lo rendevano capace di comandare ad angeli e demoni. In sintesi l’anello d’oro, da “Or” luce, rappresenta una Sapienza archetipa legata alla Luce Divina, una Sapienza che dona un potere regale sul mondo spirituale e fisico a chi la possiede.

Ricorrenze nelle Tradizioni

Nelle Upanishad è scritto a proposito di Shiva: «Là dove non vi è oscurità, – né notte, né giorno, – né Essere, né Nonessere, – là vi è il Propizio, solo, – assoluto ed eterno; – là vi è il glorioso splendore – di quella Luce dalla quale in principio – sgorgò antica saggezza.» e non differisce dall’inno al Logos di Giovanni:         

In principio era il Logos
e il Logos era presso Dio
e il Logos era Dio
Questi era in principio presso Dio.
Tutto è venuto ad essere
per mezzo di Lui,
e senza di Lui
nulla è venuto ad essere
di ciò che esiste.
In Lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini
e questa luce splende ancora nelle tenebre
poiché le tenebre non riuscirono ad offuscarla.

– Giovanni 1,1-5

Tutti i grandi eroi del passato furono navigatori e marinai, oppure compirono le loro imprese solcando i mari a bordo di navi non costruite non da mano umana, senza spingerci oltre nella religiosità indiana e orientale in genere che conserva diversi esempi, scopriamo che Gilgamesh mitico eroe divino babilonese e sumero aveva costruito un arca per salvare dal diluvio Scienza Sacra e la specie umana. Noè nella tradizione ebraica fa un’Arca secondo il progetto datogli da Dio stesso. Gli Argonauti compiono la loro missione navigando su una magnifica Nave. Dardano il padre della Città di Troia portò il fuoco sacro a Ilio con una nave. Platone parla di una nave non fatta da mano d’uomo ma da Dio capace di traghettare l’uomo verso la verità. Nelle antiche saghe nordiche i defunti venivano arsi su una pira costruita su una barca che li avrebbe traghettati in Avalon, la terra dei viventi. Nella tradizione Arja il monte Meru al centro del mondo è circondato da un mare attraversabile solo su un vascello divino. Nella tradizione islamica la montagna di smeraldo verde, terra di immortalità al centro del mare, attende il vincitore che ha saputo bere alla sacra coppa dell’amore mistico.

Simbolismo Marino nella Tradizione Cristiana

Ma anche nella Tradizione Cristiana la nave ed il simbolismo nautico hanno grande importanza. Basti pensare che il più antico simbolo del Cristo era il Pesce, nelle catacombe cristiane la nave e specialmente l’ancora sono simboli della chiesa e della fede. Gli apostoli erano pescatori di uomini e importanti episodi evangelici sono legati alla barca ed alla navigazione.

Sant’Agostino paragona la Chiesa ad una nave. San Bernardo definisce i canoni che porteranno alla costruzione delle magnifiche cattedrali gotiche le cui navate rappresentano chiglie di navi che solcano le acque del mondo navigando verso Est, là dove è la terra dei viventi e da dove il Cristo in Gloria ritornerà a giudicare i vivi e i morti. La nave ed il suo Divino Pilota sono la Chiesa dei Santi guidati dal Cristo, Maestro e Nocchiero, custode della Scienza Sacra dei Principi o Archeosofia.

L’Ictus ΙΧΘΥΣ Pesce divino che salva dalle acque, il “Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore”. Il viaggio la navigazione ecco che si rivestono di profondi significati e non a caso il simbolo della nostra Associazione è proprio una Nave. Possiamo pensare come uomini moderni che raccolgono dati ed informazioni, oppure come uomini tradizionali, in silenzio, difronte al meraviglioso Oceano, sotto un cielo stellato, possiamo ancora essere capaci di contemplare a bocca aperta il mistero che ci circonda e di cui noi facciamo parte. Allora forse in un fremito dell’orizzonte potremmo avvertire come una musica od il ricordo di una patria lontana, ci potremmo chiedere nel silenzio chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, e forse potremmo accorgerci che il viaggio più importante non è quello che possiamo fare fuori di noi, ma quello che dobbiamo fare dentro noi stessi.

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