Tra tutti i simboli egizi più interessanti e in un certo qual modo misteriosi un posto d’onore spetta sicuramente al Djed. Apparentemente questo oggetto ha la forma di una colonnina sormontata da quattro capitelli sovrapposti. Questo simbolo è antichissimo e lo troviamo in Egitto già all’epoca di Khasekhemui sovrano della seconda Dinastia e di Zoser Re della Terza Dinastia.

Questo misterioso simbolo è stato associato da alcuni studiosi all’albero Sedj che probabilmente rappresenta una conifera tipica della Siria. Il Sedj è associato alla leggenda Osiriaca, inoltre il Djed è stato ritrovato spesso insieme al “nodo di Iside” e queste coincidenze hanno rafforzato l’idea che questo oggetto fosse in qualche modo legato ad Osiride.

Ptah

Questo simbolo è stato oggetto di grandissima venerazione fin dai tempi dell’Antico Regno, in particolare nella città di Menfi, dove il Grande sacerdote di Ptah, portava il titolo di “profeta del Djed Venerabile”. Ptah il Dio fabbro è rappresentato in molte statue mentre regge tra le mani lo scettro e il Djed. Ora Ptah è una divinità dell’Antico Egitto ed era venerato come il Demiurgo della città di Menfi, Dio creatore protettore dei costruttori, artigiani, architetti era anche il Dio del Sapere e della Conoscenza. Il fatto che il Djed sia tra le mani del Dio costruttore, potrebbe rappresentare il potere che il Dio Demiurgo esercita sui quattro mondi o piani della creazione che egli stesso ha edificato e che regola con la sua Sapienza.

Ptah il Dio della Sapienza ha strette analogie con la personificazione del Logos Creatore che si manifesta nell’umanità, infatti proprio come il figlio di Dio o seconda ipostasi divina, Ptah è l’unico Dio increato del Panteon Egizio, per questo nella teologia menfita Ptah sarà associato alla materia primordiale (Ta-Tenem).

Heb-Sed

Dal Medio Regno appaiono le prime descrizioni di un Rito assai importante legato alle cerimonie di incoronazione e alle feste Giubilari Sed. Con il termine di Heb-Sed (“festa di Sed” o “festa giubilare”), si indicava una cerimonia sacra che svolgeva il Faraone al compimento del suo trentesimo anno di regno.

Secondo alcune ipotesi, che ricordano molto da vicino i riti relativi al Rex Sacrorum presso il lago di Nemi descritti da Frazer nel suo “ramo d’oro”, si riteneva che l’Heb-Sed derivasse dall’antichissima usanza di uccidere il Faraone quando questo non avesse dimostrato di avere il potere e la forza necessaria a svolgere la sua funzione regale. Tra le varie prove che doveva affrontare il Sovrano c’erano delle prove fisiche e una corsa rituale. Oltre a prove fisiche c’erano, secondo alcuni studiosi, anche speciali riti e tra questi il più importante consisteva nel portare il sovrano ad una sorta di catalessi attraverso l’uso di una speciale bevanda a base di fiori di loto.

In stato di morte apparente il re veniva deposto dai sacerdoti in un sarcofago, ove restava per tre giorni. Dopo questo periodo il Re risorgeva dal sepolcro rigenerato come un novello Osiride. Seguivano poi il resto delle celebrazioni divise in tre momenti rituali: Il Faraone veniva nuovamente incoronato; simbolicamente sposava sua figlia, incarnazione della Sapienza; e per ultimo il Faraone e la Regina innalzavano il pilastro Djed.

Il primo documento che testimonia lo svolgimento di questo rito risale a Sesostri I°, mentre nei testi più antichi, questo rito non viene mai citato. Questa mancanza di fonti si potrebbe spiegare con l’assoluta segretezza che anticamente avvolgeva tutti i riti riservati al Faraone. Più tardi con il processo di democratizzazione risalente alla VI dinastia, il rito si diffuse entrando a far parte del calendario delle festività rituali del Nuovo Regno. Nel Nuovo Regno l’identificazione del Djed con Osiride è assoluta, il Djed viene rappresentato con la corona di Osiride, e ne impugna, antropomorfizzandosi, il flagello ed il pastorale.

Simbolo di Trasmutazione e Resurrezione

La cerimonia del raddrizzamento del pilastro rituale, equivaleva alla resurrezione, in associazione all’idea di verticalità e di vita eterna. Inoltre all’epoca della stesura del “Libro del venire alla Luce“, più noto come “Libro dei Morti“, veniva associato alla colonna vertebrale di Osiride.

Il titolo CLV del Papiro di Torino indica la “Formula del Djed d’oro da porsi al collo del defunto”. Nei testi del nuovo regno e in particolare nel papiro Drammatico del Ramesseum, il Djed è rappresentato sormontato da un ramo dell’albero Ima. L’albero Ima è associato al dattero maschio, utilizzato come legno per costruire le statue degli dei perché considerato Sacro.

Alla luce di tutti questi elementi il Djed avrebbe un significato assimilabile alla colonna vertebrale, Osiride, Albero Sacro, resurrezione.

È molto interessante constatare che questo antico simbolo cosmologico abbia relazione con una dottrina creatrice e di conseguenza sia la sintesi di una speciale dottrina che fa riferimento ad processo di trasmutazione e resurrezione. In Egitto erano considerati sacri tre alberi in particolar modo: il Sicomoro, la Palma Dattifera e il Ficus Religiosa. Tutti e tre erano associati a divinità cosmiche femminili, Hator, Nut, Iside.

La Bevanda d’Immortalità

Secondo il “Libro dei Morti” la Dea Hator traeva dall’albero sacro una bevanda di immortalità chiamata Acqua di Vita. Sulle pareti dell’Ipogeo reale di Tuthmosis III° è rappresentato un albero sacro mentre allatta il Faraone, una iscrizione geroglifica identifica l’albero con la Madre Iside. L’acqua ed il latte nella Teurgia Egiziana assumono un simile significato di bevanda di immortalità e nutrimento spirituale.

In molti testi funerari il defunto è rappresentato mentre beve da delle fonti che sorgono presso alberi Sacri alla Dea Cosmica. Quindi il simbolo del Djed può essere associato all’albero cosmico o asse del mondo che regge i quattro mondi della manifestazione della dottrina Cabalistica Ebraica.

Albero cosmico al centro del paradiso dalle cui radici sgorga l’Acqua di Vita e di Immortalità, la fonte primigenia del fiume vivo della Tradizione Primordiale. Albero associato alla Dea Cosmica, la Sapienza Creata, manifestazione personale e femminile della Sapienza Increata di Dio, la Sofia della Teologia Sofianica. Per mezzo di lei, il Principio-Logos si manifesta ed esercita il suo potere creativo, ed è sempre lei, la Sapienza di Dio, creatura Angelica Primogenita, con cui la creatura può stringere una relazione d’Amore, relazione personale ed esperienza spirituale che può portare l’uomo ad abbeverarsi alla fonte di Immortalità secondo il Mistero della Coppa di cui il Cuore è simbolo vivente.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi