In ogni civiltà tradizionale vive indelebile il ricordo di una patria celeste, di un centro immobile, un asse polare attorno a cui ruota tutta la creazione e da cui gli dei discendono per inaugurare un nuovo ciclo di manifestazione. Questo centro Primordiale luogo di irradiazione dell’Eterna Sapienza si troverebbe simbolicamente a Nord, riferimento evidente alla Stella polare, asse del cielo apparentemente immobile e coincidente con il polo nord celeste per questo tempo ed almeno fino all’anno 7.000 circa, stella intorno alla quale tutte le costellazioni sembrano ruotare nel cielo.

La stella del nord

Nell’Iran Masdeo si tramanda la tradizione della montagna Alborj che sorgendo al centro del mondo unisce il cielo alla terra. Sulla sua cima risplende la stella polare, esattamente come sul monte Meru della tradizione indù. In alcune rappresentazioni dello zodiaco celeste, risalenti all’antico Egitto, Iside tiene una cima legata ad un asse od ormeggio, che rappresenta la stella del nord ed intorno alla quale tutto lo zodiaco ruota. Questa stella posta tra la spalla del toro e la mascella dell’asino rappresenta anche il centro da cui discende il principio Regale Divino nell’umanità.

L’Emmanuel, il predestinato a manifestare la potenza del Logos, nasce simbolicamente in una grotta, immagine della volta celeste e simbolo dell’utero della Vergine cosmica, nasce tra un asino ed un bue, riferimenti evidentemente astrologici. Egli è onorato e riconosciuto dai Re Magi quale incarnazione di Zoroastro, che vogliamo ricordare era un titolo spirituale che identificava il Re Sacerdote e Sacrificatore, i tre doni che gli portano dalla lontana Persia, testimoniano la dignità regale e sacerdotale del personaggio. L’oro, simbolo di vita divina e di regalità, l’incenso simbolo del potere purificatore sacerdotale e la mirra simbolo del sacrificio e dell’olocausto gradito a Dio.

Il centro del mondo

Questo centro immobile, quest’isola al centro del mondo da cui discendono le stirpi solari guidate da un Re Divino, viene descritto in quasi tutte le culture con delle rassomiglianze impressionanti. Nei Veda della tradizione indo iranica è ricordata una sede polare da cui discesero gli dei. Nella tradizione celtica una stirpe solare discese da Avallon, l’isola bianca, portando con se una Sapienza ed un potere regale spirituale che rendeva di fatto invincibili gli eroi condottieri di questi popoli. Questo popolo era detto dei Tuatha dé Danann, che tradotto vuol dire “la gente della Dea Dana”. Secondo le tradizioni gli eroi di questa razza, alla morte, divenivano invisibili agli occhi degli uomini e tornavano a vivere dal luogo da cui erano discesi, l’Isola di Avallon. Uno dei nomi che vengono attribuiti all’isola sacra è “terra dei viventi” o “terra degli immortali”. Secondo le leggende celtiche le donne che vivevano su quest’isola cingevano gli eroi che vi arrivavano, con la “corona dei re della giovinezza perenne”.

Avallon

Avallon etimologicamente può essere derivato dalla parola cimrica afal che vuol dire pomo, infatti è anche detta la terra dei pomi. Il pomo in molte tradizioni compresa quella greca è il simbolo della Sapienza che l’eroe deve conquistare e che è custodito da delle sacerdotesse su un’isola inaccessibile. Significativa l’impresa di Ercole che deve conquistare il pomo d’oro custodito nel giardino delle Esperidi. Secondo alcune versioni della leggenda Ercole nel giardino deve affrontare un drago delle acque (Tritone o Nereo) secondo Apollonio Rodio Ercole userà la coppa del sole per attraversare indenne l’oceano sorvegliato dal mostro.

Una leggenda irlandese che risale al sec. VIII d.c. racconta di come Echtra, figlio del Re Conn, si innamorò perdutamente di una giovane donna proveniente dall’isola dei viventi. La donna gli donò una mela proveniente da Avallon che lo avrebbe nutrito di sapienza senza mai diminuire. Echtra secondo il mito salì sulla barca di cristallo della dama partendo per Avallon senza fare mai più ritorno. La barca di cristallo, la mela inesauribile che dona sapienza, sono elementi mitici che in questo racconto emergono con una notevole ricchezza di particolari ed un ricco simbolismo che si riallaccia inequivocabilmente al centro primordiale.

Un’altra etimologia di Avallon è la parola Ablem/Belem che è il nome celtico del Dio Apollo. Quindi Avallon potrebbe essere associata alla patria dei popoli ario-iperborei figli del Dio del Sole della tradizione Greca. Questa terra primordiale era anche detta Tir na n’-òg “paese della giovinezza” e Tir na m,béo “paese dei Viventi” in quest’isola si ergeva l’albero cosmico e non vi abitavano né la morte e nemmeno il peccato.

La stirpe degli Eroi

Questi eroi di stirpe solare scendono sulla terra per combattere la razza dei giganti, simboli delle potenze demoniache che distruggono l’ordine e portano il Caos. Per i celti questa razza era detta dei Fomori “la gente sotto il mare” ad indicare le potenze demoniache latenti dell’inconscio che possono essere dominate solo con le armi portate dalla divinità. Una discendenza di guerrieri continuerà la battaglia dei Thuatà de Dannan ma quando l’ultimo Re di origine divina verrà abbattuto, allora la terra diventata sterile, vedrà ancora una volta lo scatenarsi dei giganti. La distruzione ed il caos dei tempi ultimi preluderà in tutte le tradizioni nordiche alla venuta di una nuova età dell’Oro. Secondo la mitologia greca, ed in particolare secondo i racconti di Esiodo, finita l’età dei Giganti, età in cui regnava la violenza e la morte, discese sulla terra una generazione di uomini-eroi vissuti prima delle stirpi umane.

Secondo Esiodo la caduta di Troia segnò la fine dell’età degli eroi dando inizio all’età del ferro. Questi eroi sarebbero tornati a vivere sull’isola bianca, il luogo dove non c’è né morte né sofferenza, ma solo gioia ed immortalità. Come nella mitologia celtica l’isola bianca è il luogo dove può accedere solo chi se n’è reso degno sacrificando sé stesso a favore dell’umanità. Diodoro siculo identifica l’Isola bianca con la mitica terra di Apollo e sede di origine degli iperborei.

L’isola Leukē è affine al sanscrito çveta dvipa, chiamata la bianca e la splendente, sede del Dio Vishnu, il suo simbolo era la Swastika la croce solare simbolo del “centro rotante del mondo”. I greci chiamavano quest’isola Thulē. Autori come Strabone, Platone e Plinio oltre a Ecateo di Abdera, collocavano questa terra a nord della Britannia e credevano che lì giacesse addormentato Cronos il Dio dell’età dell’Oro. Secondo Plinio Cronos riceve in una coppa d’oro trascinata da delle colombe una bevanda di immortalità. Il ricordo dell’età dell’Oro e del potere accordato a chi ne fosse stato degno sopravviverà nella cultura greca e romana.

Secondo alcune tradizioni l’imperatore Costanzo Cloro si spinse in Bretagna per cercare l’Isola Sacra ed ottenere la visione splendente di Cronos. Simbolicamente il ritorno dell’Imperator all’isola sacra, rappresenta la riunificazione del principio regale e sacerdotale nella figura del re divino. Lattanzio afferma che dopo la caduta di Roma, il Principe che ristabilirà l’Ordine e la pace universale verrà “dagli estremi confini delle contrade del Nord”. Secondo le leggende Azteche il loro popolo era disceso in Sud America da un’isola originaria chiamata Aztlan, il cui simbolo è una montagna bianca. Per i Toltechi la bianca terra era chiamata Tula o Tollàn.

La montagna bianca

Proprio come nel caso dell’Imperatore Cloro anche il Re azteco Motecuhzoma volle organizzare una spedizione per ritrovare la mitica isola di Aztlacan, ma senza successo. Così decise di affidarsi ad un gruppo di sacerdoti, che solo grazie ai loro poteri magici riuscirono a raggiungere l’Isola inaccessibile a qualsiasi umano. Le caratteristiche di questa isola sovrastata dalla bianca montagna sono: la bianchezza, l’inaccessibilità agli umani, l’estrema lontananza, l’essere circondata da acque invalicabili, ed al suo interno lo scorrere di un fiume sacro che dà vita ed abbondanza.

Nella cultura islamica tradizionale il centro del mondo è rappresentato dalla Montagna Bianca (El-Jabal el Abiad) conosciuta anche come Qâf la Montagna dei Beati. Questa montagna è posta nell’Isola Verde e sulla sua cima si posa la Fenice Rukh, naturalmente come nelle tradizioni nordiche e iraniche non è possibile raggiungere quest’isola né per mare né per terra. Anche secondo la tradizione cinese questa mitica patria originaria si può raggiungere solo con il “volo dello Spirito” e Pindaro scrive che né con navi né a piedi potrai trovare la strada che porta ai luoghi dove gli iperborei si incontrano.

Il geografo islamico Yagût narra di come l’isola sacra si chiamasse anticamente Alborj di fatto la stessa isola della tradizione Masdea. L’Isola Qâf secondo alcune tradizioni è fatta di un unico blocco di smeraldo verde che con il suo splendore colora il cielo. Il Santo eroe che cerca l’unione con Allah sull’isola Qâf può abbandonare la via orizzontale e ascendere al cielo sulla via verticale. Ibn Arabi chiama questa isola la “Terra della Realtà” il luogo dove Dio si rivela all’uomo.

Per raggiungere l’Isola il Santo deve compiere un iter iniziatico che lo porterà a bere alla fonte della Vita. In questo, più che in altri miti, emerge nel simbolismo dell’isola e della montagna, il simbolo eloquente di un epicentro iniziatico emanato direttamente dal centro primordiale, il Tempio terrestre immagine perfetta del Tempio Celeste. Da questo epicentro l’uomo può abbeverarsi alla Sapienza Primordiale che reinserirà l’iniziato “nel fiume vivo della Tradizione Primordiale”.

Lo smeraldo

Lo smeraldo è simbolo della Sapienza di Dio, è la pietra che opera la trasformazione del corpo di resurrezione vivificato dallo Spirito Santo, il mezzo iniziatico della tradizione islamica, el-iksîr che Iddio ha nascosto nel cuore del fedele.

In Wolfram la coppa del Graal è intagliata in uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero. È la Pietra smeraldina su cui Ermete ha inciso le tavole delle leggi che regolano l’Universo, nell’Islam lo smeraldo è la pietra che rappresenta il raggio della Scienza Segreta.

Il verde è simbolo del cuore trasmutato, i santi dell’Islam sono vestiti di verde, il mantello di Allah è verde smeraldo ed è per questo che verde è la bandiera dell’Islam. Nell’Apocalisse il trono di Dio è posto su un arcobaleno di smeraldo. Ora questo ricco simbolismo assai simile e che accomuna molte tradizioni non per forza deve essere frutto di sincretismo né di osmosi culturale, ma probabilmente un certo modo di descrivere in simboli medesime esperienze è la caratteristica che accomuna tutti quegli epicentri di spiritualità che hanno ricevuto una reale Rivelazione di carattere Divino.

D’altronde le Verità inerenti il Regno di Dio non possono che essere trasmesse sotto il velo del mito e del simbolismo affinchè non siano profanate.

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