La scuola Archeosofica dedica ampio spazio all’arte pittorica dell’Icona (il termine deriva dal greco eicon = immagine) che viene trattata in modo approfondito nel Quaderno 27° di Archeosofia suddiviso in quattro parti. A sottolinearne l’importanza, lo testimonia il fatto che Tommaso Palamidessi fornisca preziose indicazioni sull’Icona anche in altri Quaderni, come disciplina ascetica e allenamento meraviglioso per l’auto-superamento spirituale. Un capitolo importante, a riguardo, si trova nel libro “Le basi della Teologia Sofianica” dove l’Autore sottolinea la gigantesca portata di quest’antica e attuale arte. Arte che non si prefigge solo di raffigurare Gesù Cristo o la Vergine Maria secondo i canoni tradizionali, ma si spinge ben oltre. “L’arte iconografica è un’arte teurgica di immenso aiuto a quanti cercano la via della perfezione religiosa.” [1]

Non è scontato apprezzare sin da subito le caratteristiche stilistiche dell’iconografia, tanto meno le sue più alte finalità, perché l’uomo di oggi, in linea generale, concepisce l’aspetto religioso come punto marginale e secondario nella scala dei valori umani e lo sottomette alla visione materialistica del quotidiano. Così, è anche, dell’arte religiosa.

Arte iconografica, ricerca di dio

La frase di Palamidessi “A quanti cercano la via della perfezione religiosa” è assai eloquente, difatti l’arte iconografica è per tutti, ma solo pochi sono i reali cercatori di Dio, che attualmente, sono capaci di apprezzarla, praticarla e custodirla. Il mancato e perduto contatto dell’uomo con il divino porta, nello spirito dell’artista in particolar modo, un tormento e un vuoto incolmabile. Avendo perso il dialogo e il rapporto cosciente con il Cielo, l’artista si rivolge al mondo decaduto in cui vive, magnifica la natura con tutti gli aspetti emotivi dei suoi abitanti, rimanendone, inconsapevolmente, sempre più attratto ed imprigionato.

L’artista si perde nel labirinto della materia: l’unica via di uscita è qualificarsi come “reale cercatore di Dio”, studiando e mettendo in pratica la dottrina della Sapienza Arcaica Rivelata: l’Archeosofia, che consente, oggi, di muovere i passi lungo il sentiero che conduce al divino.

L’ arte iconografica è una delle vie proposte dalla Scuola Archeosofica, capace di liberare l’individuo volenteroso dalle catene del materialismo. L’Icona, nella sua composizione, scardina la visione umana tridimensionale del mondo e la spasmodica ricerca, da parte del pittore, di voler rappresentare la materiale e illusoria profondità dello spazio. L’icona è visione bidimensionale che si spinge non in orizzontale, ma in verticale e tenta, con le sue linee che sembrano uscire dalla tavola, di catturare il cuore e la mente del contemplatore di icone, andandogli incontro. Palamidessi ci spiega il senso di tale composizione prospettica:

“L’ icona, dipinta secondo i canoni della Chiesa orientale (..) nelle sua prospettiva del realismo ontologico dell’astrazione trasfigurante, allude alla luce del mondo avvenire per mezzo del personaggio santificato.” [2]

Quindi l’artista deve farsi trasformatore degli aspetti più gretti e pesanti della natura umana per elevarsi spiritualmente, e ricercare, attraverso il linguaggio figurato simbolico dell’icona, un contatto reale con quella speciale luce del secolo futuro. Se l’icona è un linguaggio simbolico universale fatto di numeri, geometrie, lettere, colori a cui si associa la figura antropomorfica (come simbolo e non come ritratto) in grado di comunicare e trasformare la coscienza di chi vi si applica con umiltà e amore, allora anche un artista, di diversa cultura religiosa, penso possa dipingere l’icona quale mezzo artistico di contatto con Entità e Qualità spirituali.

Tutti gli esseri umani intelligenti hanno la possibilità oggi di abbracciare e sposare la Sapienza, la Scienza di Dio, a patto di rendersene degni, perché è proprio Lei a donarsi all’uomo innamorato. Questo Amore, va al di là di qualsiasi credo e forma religiosa.

Icona e universalità del simbolo

L’arte iconografica è arte atemporale in virtù dell’universalità del simbolo stesso che essa sintetizza in forme e colori, a cui si collegano verità spirituali. In virtù di questa relazione tra il visibile e l’invisibile, niente nell’esecuzione dell’icona può essere lasciato al caso, tutto va eseguito nel rispetto della Scienza Sacra. Ecco il perché della specifica scelta:

  • del materiale utilizzato, (pigmenti, legno per la tavola, ecc.);
  • del seguire scrupolosamente le fasi del processo di realizzazione (orientamento geografico per la stesura dei vari colori, utilizzo di precise misure geometriche, ecc.);
  • della preparazione ascetica da parte dell’artista nel predisporsi all’atto pittorico come preghiera personale.

Tutto questo processo selettivo e ascetico per la realizzazione dell’opera, può risultare incomprensibile a chi rimane estraneo agli studi Archeosofici ed alle tecniche esplorative che essa propone sulla costituzione non visibile, ma reale, dell’uomo, della terra, del sistema solare e dell’Universo, essendo tutto armonicamente legato dalle Leggi o Principi Reali della Sapienza.


[1] Le Basi della Teologia Sofianica – Tommaso Palamidessi

[2] Op.cit.

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