Dopo la rivoluzione francese ad opera di alcuni studiosi, primo fra tutti Auguste Comte considerato il padre della moderna sociologia, si va affermando nel mondo scientifico ed intellettuale la tendenza al superamento delle mere concezioni fideistiche e dottrinali a favore di una ricerca sempre più incentrata sulla ragione e sulla sperimentazione empirica.

Di fatto il secolo dei lumi e le profonde mutazioni connesse al radicale ripensamento dell’uomo, inserito nella sua particolare dinamica sociale, se da un lato genererà una serie di correnti ateo-razionalistiche, che spesso arriveranno a perdere ogni contatto con il comune buonsenso, buonsenso dettato da evidenze non ignorabili e da lacunose quanto faziose affermazioni dogmatiche, dall’altro spinsero l’ambiente “spiritualistico” considerato allora “reazionario” a cercare una via sperimentale che producesse empiricamente prove a cui appoggiare le proprie teorie e convinzioni metafisiche.

È da rilevare che proprio allora, massicce infiltrazioni di idee di ispirazione orientaleggiante iniziavano a diffondersi in Europa, soprattutto grazie alle logge massoniche ed alla Teosofia a cui molte delle più eminenti figure del mondo politico, religioso e scientifico appartenevano.

Iniziarono così una serie di ricerche per confutare, con i mezzi che allora la scienza poteva dispiegare, la realtà dei fenomeni mistici e metafisici. Sono di questi anni i primi tentativi di sperimentazioni pubbliche e la raccolta metodica di documentazione riguardanti una fitta casistica di fenomeni metafisici. La reazione neo classicheggiante del romanticismo, originerà una vastissima letteratura occultistica e acuirà l’interesse del mondo scientifico per le esperienze che oggi definiremmo paranormali.

Una nuova attenzione verrà posta sulla mistica cristiana, nasce in quegli anni la letteratura neo templare di stampo eminentemente esoterico. Ma le società occultistiche, accademiche, e gli ambienti massonici ormai impregnate del nuovo spirito orientale, arrivato in occidente grazie alle relazioni di eminenti studiosi, soprattutto britannici e alle prime spedizioni europee di grandi accademici, aveva finito per conquistare l’immaginario collettivo. Inoltre si iniziarono a tradurre in edizioni su vasta tiratura anche molte opere del pensiero classico Indù, Buddista Tibetano ed Islamico-Persiano.

Le correnti filosofiche e la ricerca della metapsichica

Accanto ad una corrente speculativa puramente filosofica o occultistica, si affianca una larga fetta del mondo accademico che vuole e pretende riscontri scientifici ed empirici soprattutto dopo i fenomeni capitati alle celebri sorelle Fox negli stati uniti nella seconda metà del ‘800.

Nel 1882 un gruppo di scienziati inglesi dell’Università di Cambridge fonda a Londra la Society for Psychical Research o S.P.R., ancora oggi in vita, con lo scopo di studiare obiettivamente i fenomeni paranormali. Dopo qualche anno un’analoga associazione venne fondata negli Stati Uniti, la American Society for Psychical Research o A.S.P.R., mentre centri di ricerca sorsero un po’ dovunque.

In Italia nel 1863 nasce a Palermo la Società Spirituale, e nel 1870 le società spiritistiche sono ormai diffusissime oltre cento; a Milano viene istituita nel 1901 la Società di Studi Psichici fondata da Angelo Marzorati, mentre a Roma nel 1937 si costituisce la Società Italiana di Metapsichica, riconosciuta dallo Stato Italiano. In Francia nel 1919 per iniziativa dell’italiano Rocco Santoliquido viene fondato a Parigi l’Institut Métapsychique International o I.M.I. che si affianca alla S.P.R. nello studio del paranormale in tutte le sue espressioni. L’attività di questa istituzione diviene particolarmente importante a partire dal 1924, quando, dopo la morte di Gustave Geley, suo primo direttore, ne assunse la direzione Eugene Osty, uno dei maggiori ricercatori di Metapsichica. Il caso Inglese non è isolato, in Francia le numerose sperimentazioni del celebre Pedagogista, storico e matematico Allan Kardec (considerato il padre della riforma scolastica Francese e Tedesca) nel campo della medianità, porterà alla creazione di una vera e propria corrente filosofica basata sulle rivelazioni ricevute attraverso la medianità.

Tutto il 900 sarà ricco di studiosi, seri accademici e ricercatori, sofisticati impostori, cacciatori di fama e denaro che cavalcheranno in buona o cattiva fede il desiderio di una conoscenza sperimentale, che potesse fornire all’uomo risposte a cui le chiese del tempo non sembravano saper dare reali risposte.

L’Archeosofia alla metà del XX secolo

Il Professor Palamidessi sembra inserirsi pienamente con la sua Archeosofia al centro di questi due desideri espressi dall’umanità nel mezzo del XX° secolo, prove scientifiche da un lato ed esperienze genuinamente Mistiche dall’altro. All’indomani di un conflitto devastante che aveva visto contrapporsi in una lotta mortale, da un lato le potenze dell’Asse suggestionate da un delirante ritorno ad ideologie sincretistiche in cui buddismo tibetano, antichi miti pagani, suggestioni classiche e miti razziali, si mescolarono nel tentativo di dare alla Germania prima, e poi al mondo intero, una nuova religione di Stato in cui l’Uomo si sostituiva a qualsiasi “decadente” idea di Dio di derivazione semitica[1]. Dall’altro l’estremizzazione resa religione di stato dell’ideale Marxista, completamente deformato ed adattato alle esigenze di una classe politica che fece dell’abbattimento di ogni credo e della massificazione dell’individuo e di ogni ideologia diversa da quella della Nazione Internazionalistica, lo scopo stesso della propria esistenza.

Nella ricerca dell’uguaglianza e di una omologazione di massa, i bolscevichi non esitarono ad eliminare brutalmente quanti si opponessero al sogno di un Socialismo reale mi piace ricordare il Padre ortodosso Pavel Florenskij, oggi considerato il “Leonardo da Vinci della Russia“,[2] fatto uccidere dopo una lunga detenzione in un campo di concentramento siberiano per non aver voluto abiurare alla propria fede. All’indomani del più devastante olocausto che la storia ricordi, l’uomo occidentale, credendosi finalmente libero, trovò ben poche possibilità di scelta di fronte a sé, proprio agli arbori di quel XX secolo, quel secolo che avrebbe dovuto veder nascere una nuova epoca fatta di scienza e progresso, un tempo in cui la felicità consapevole dell’uomo inserito in una società più giusta rimaneva un’utopia.

Fideismo dogmatico, ricerca dell’occulto e dell’irrazionale, ateismo filosofico e pseudo razionalismo scientifico, chi sarebbe arrivato per primo ed in modo oggettivo ad una verità condivisibile dell’esistere umano o meglio chi avrebbe espresso l’opinione più largamente condivisa intorno alla ragione stessa della vita? Con quali metodi? L’Archeosofia nel 1968 con la pubblicazione del suo primo Quaderno “Tradizione Arcaica e fondamenti dell’Iniziazione Archeosofica”, che come lascerà intendere più volte l’Autore, può essere considerato il manifesto del programma Archeosofico, desiderava offrire al mondo una terza via che si ponesse a metà tra il metodo empirico e scientifico puro e l’aspetto filosofico e religioso, aprendo una possibile via a quanti avrebbero voluto trovare la risposta alla domanda che entrambi le correnti si ponevano comunemente: qual è la verità?

Il “problema” della verità

Palamidessi affronta il problema della verità con un doppio criterio: il primo quello di rilevare quegli elementi che in ogni dottrina, filosofica, scientifica o religiosa sono patrimonio comune, ancorché espressi in modo esplicito od implicito. Il secondo quello di considerare vero ciò che può essere confermato o scoperto attraverso l’esperienza personale, quindi nel sostanziale rifiuto di ogni dogmatico atto di fede. Questo tipo di metodologia viene definita dal Baroni “empirismo spirituale[3].

Il Professor Palamidessi afferma che la Filosofia nacque quando l’uomo perse un contatto vero e diretto con la realtà trascendente e sottolinea che l’Archeosofia è un metodo sperimentale puro prima di farsi Filosofia[4]. La definizione che l’Autore userà sarà quella di una Filosofia a posteriori[5].

Una Filosofia a posteriori

Ma che intende l’autore per Filosofia a posteriori? Considerando l’uomo tutto intero come il laboratorio e la materia dell’opera, per utilizzare un’espressione cara all’Alchimia, Palamidessi descrive dettagliatamente attraverso i suoi Quaderni, un vero e proprio programma ascetico, metodico e particolareggiato, seguendo il quale, l’uomo e la donna, possono sperimentare quei particolari stati di conoscenza necessari a confutare i tre enunciati che l’Autore considera fondamentali, anche se già acquisiti sperimentalmente da tempo, cioè i tre esperimenti scientifici che Archeosofica vuole dare al mondo per dimostrare la realtà dell’immortalità dell’anima e la possibilità per i trapassati di interagire con il mondo dei vivi quando le condizioni ecologiche siano adatte.

Questi tre esperimenti fondamentali sono: il ricordo di frammenti di vite passate, lo sdoppiamento cosciente in questo piano e nell’aldilà, ed il contatto Ultrafanico. Aldilà dell’analisi particolareggiata di queste esperienze il punto focale del discorso dell’Autore è nell’idea che chiunque particolarmente allenato in certe tecniche Archeosofiche può sperimentare quegli stati di coscienza che dimostrerebbero fondamentalmente due fatti fondamentali: il primo la relativa immortalità dell’anima ed il suo pellegrinare di corpo in corpo, ed il secondo l’esistenza di piani di coscienza e quindi di esistenza nell’Universo, completamente compenetrati ed interdipendenti tra loro, attraverso i quali una coscienza allenata può muoversi liberamente.

Per Palamidessi il mondo Spirituale non è immateriale come sostenuto da Sant’Agostino, quest’ultima idea oggi largamente accettata dai teologi romani pone i fenomeni Metafisici fuori dalla portata e dalla comprensione umana, ma al contrario è assolutamente costituito di materia, composto da una materia a diversi stati vibrazionali, e di una speciale materia che chiama “Intellegibile Primordiale[6].

Ecco che attraverso le varie Ascetiche, in realtà l’uomo lavora applicando una Fisica che riguarda un aspetto non ancora noto della natura, la cui scoperta, un giorno, porterà inevitabilmente alla coincidenza e l’incontro tra Scienza e Fede. Da questa presa di posizione netta, riguardante la necessità di una sperimentazione diretta dello studioso, che vuole accertarsi della realtà della fenomenologia Metafisica, scaturisce l’esigenza di applicare alla sperimentazione tutti quei parametri e il sistema dei protocolli tradizionali, necessari ad escludere ogni possibile dubbio di autosuggestione o esperienza psichica in stati alterati della coscienza spontanei o indotti.

Questo è uno dei motivi per cui, a fronte delle innumerevoli raccolte di sperimentazioni documentate e confermate dalla constatazione oggettiva dei fenomeni occorsi a Palamidessi e che oggettivamente risultano inspiegabili ad una scienza moderna, almeno per adesso, c’è un’oggettiva lacunosità, almeno apparente, di pubblicazioni riguardanti i risultati della sperimentazione degli attuali Archeosofi che a monte di numerose esperienze personali, in parte anche documentate, non fornirebbero ancora perfetti esempi di sperimentazione metodica e coerente con i rigidi protocolli imposti nell’ambito della sperimentazione archeosofica stessa.

La sperimentazione Archeosofica

Questo aspetto sperimentale è stato oggetto di lunghe conversazioni con archeosofi che si dedicano più intensamente alla sperimentazione secondo la metodologia esposta da Palamidessi nei quaderni. Da quello che ho potuto rilevare l’aspetto sperimentale è tutt’altro che scomparso nell’ambiente di Archeosofica, anzi rimane oggi nel panorama degli ambienti spiritualisti e religiosi moderni, forse uno degli aspetti che più la caratterizza.

A dire il vero, all’origine della scarsità di documenti pubblicati riguardo le sperimentazioni, potrebbe esserci anche una causa originante il carattere personale ed intimo delle esperienze stesse, che quindi sarebbero custodite come documentazione non disponibile alla curiosità di chiunque, questa naturalmente è solo una mia teoria che potrebbe anche essere semplicemente smentita da future pubblicazioni. In aiuto a questa mia ultima deduzione arriva comunque in aiuto l’esegesi di un testo importantissimo nel panorama della vasta produzione letteraria di Palamidessi: “Il libro Cristiano dei Morti“. [7] Quest’opera, pubblicata nel 1985,  ad oggi rimane la prima opera di tipo teologica e ritualistica nell’ambito del patrimonio Cristiano, riguardante la Cosmogonia del mondo dell’aldilà e le necessarie pratiche per garantire al defunto un sereno e sicuro viaggio di sola andata nel Regno dei Cieli.

Non uso qui volontariamente le espressioni classiche di inferno, purgatorio e paradiso, in quanto questi sono considerati, da Palamidessi, luoghi di espiazione temporanea dell’Anima del defunto. In questo testo Palamidessi afferma apertamente che i primi tre esperimenti raccomandati nel suo primo quaderno di Archeosofia sono, tra l’altro, tecniche ed esperienze necessarie e funzionali alla salvezza dell’anima nel fatidico momento del trapasso. Da qui si deduce un altro carattere proprio all’Archeosofo, questo tipo di uomo (e donna) vive fino in fondo immerso nella società rifiutando l’alienamento ed il distacco dalla società stessa, se non per brevi periodi dedicati alle pratiche ascetiche soprattutto in occasione delle grandi festività religiose, ed in questo, il modello archeosofico, assomiglia molto al rifiuto di Lutero del modello di monaco esiliato dalla società.

Ma nella consapevolezza che il Regno vero è quello dei Cieli il vero Archeosofo dovrebbe vivere la vita come un passaggio necessario e temporaneo, utile a prepararsi, attraverso lo studio ed all’Ascesi, al momento della dipartita da questo mondo ed all’incontro desiderato con la divinità. Lo stesso autore afferma che la vita va vissuta come situazione temporanea. Eppure da tutta la letteratura Archeosofica non traspare nemmeno per un istante il Pathos tipico di certe correnti religiose che vedono nel rifiuto assoluto di questo mondo e nella mortificazione della carne, l’unica via di salvezza.

Nell’ideale archeosofico il corpo è il Tempio dello Spirito Santo, quindi va trattato con la massima cura e tenuto nella massima considerazione. Non a caso una vasta fetta della letteratura di Palamidessi è dedicata alla cura del corpo attraverso ginnastiche psicosomatiche e alle cure naturali incentrate sull’alimentazione e la fitoterapia, senza trascurare l’Ipnomagnetismo curativo. È proprio da questi quaderni dedicati alle varie ginnastiche e rimedi naturali che l’attuale Associazione Archeosofica ha tratto le linee guida per articolare e sviluppare i suoi corsi di erboristeria, dietetica ed alimentazione, ginnastica psicomotoria e respiratoria.

In sintesi l’Archeosofia si propone con un metodo dei più antichi, simili a quelli utilizzati nel Didaskaleion di Alessandria d’Egitto fondato da San Marco e nelle antiche Accademie pitagoriche e platoniche, ma allo stesso tempo non disprezza di utilizzare la scienza, al fine di dimostrare sperimentalmente, secondo una metodologia più adatta ad un mondo moderno, una realtà che oggi più che mai deve interessare l’uomo e la donna che si trovano a vivere una realtà in cui ogni certezza è nascosta e confusa. L’Archeosofia si pone ancora una volta come una terza via, un anello di congiunzione tra scienza e fede nelle accezioni più alte del termine. Una riunione di due principi apparentemente inconciliabili tra loro, ma che rappresentano, insieme, la via maestra per l’umanità dei secoli futuri.


[1] Goodrick Clarke Nicholas “le radici occulte del nazismo” ed Sugarco. René Alleau “le origini occulte del nazismo. Il Terzo Reich e le società segrete” Mediterranee

[2]Non dimenticatemi” lettere di P.V. Florensky. Mondadori 2009

[3] Baroni “Tommaso Palamidessi e l’Archeosofia” Bastogi editore

[4] Quaderno n°1 di Archeosofica “Tradizione Primordiale e fondamenti dell’Iniziazione Archeosofica”

[5] Ibidem

[6] In proposito Quaderno n° 8 dI Archeosofica “la costituzione occulta dell’uomo e della donna”

[7] Edito dall’Associazione Archeosofica

Immagine di copertina:

unsplash-logoLaura Converse
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